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Mastoplastica a peduncolo inferiore

Riduzione e mastopessi. E’ un intervento che può avere lo scopo di ridurre il volume del seno o soltanto di sollevarlo ( cioè eseguire una mastopessi ) mantenendone integralmente il volume.

Il suo principale svantaggio risiede nella lunghezza delle cicatrici, a forma di T invertita, con una parte peri-areolare, una orizzontale posta nel solco inframammario e una verticale che connette le prime due.

Queste tre cicatrici sono necessarie per riuscire ad esporre il tessuto da rimodellare ma, se la paziente non ha una cicatrizzazione patologica, risultano poco visibili.

La cicatrice peri-areolare è in una zona di cambiamento di colore della pelle quindi meno visibile, quella orizzontale in un solco esistente ( solco inframammario ) e coperto dal seno, mentre quella verticale, che è quella più evidente ed ha una lunghezza media di circa 6 cm, risulta visibile solo nella sua parte superiore.

Il disegno pre-operatorio serve a determinare dove riposizionare l’areola, quanta proiezione dare al seno e se e quanto volume di parenchima mammario asportare durante l’intervento.

Il problema tecnico fondamentale di questo intervento è quello di modellare il seno assicurando la sopravvivenza al complesso areola-capezzolo.

 Questo può essere vascolarizzato da vasi contenuti in due ‘ peduncoli ‘.

Peduncolo superiore. Dopo il disegno pre-operatorio, viene disepidermizzato ( cioè asportata solo l’epidermide e parte del derma ) una lingua di cute a base superiore comprendente il complesso areola capezzolo. La ghiandola mammaria e il tessuto adiposo della parte centrale e inferiore del seno vengono asportati e il capezzolo riposizionato più in alto.

Peduncolo inferiore. Si disepidermizza la cute del seno tra areola e solco sottomammario e si può asportare una parte di seno ai quadranti superiori e esterni. 

Con questa tecnica il volume può essere conservato completamente e il seno sollevato e riempito con il parenchima sceso.

La mastoplastica a peduncolo inferiore é la mia tecnica di scelta sia per la mastoplastica riduttiva che per la mastopessi nel seno medio-grande.

Presenta i vantaggi di conservare la sensibilità del complesso areola-capezzolo, garantire l’allattamento in oltre l’80% dei casi e di permettere la mastopessi anche in pazienti con seno voluminoso.

Lipofilling del volto

Consiste nel prelievo di tessuto adiposo dall’addome o dai fianchi con cannule smusse di piccolo diametro.

COME RIEMPITIVO

Il tessuto adiposo é un filler ideale per le sue caratteristiche fisiche e per la sua totale compatibilità con i tessuti riceventi. Iniettato come tale può essere utilizzato per aumentare il volume di labbra o zigomi e riempire le rughe più marcate come quelle dei solchi nasogenieni, labio-mentali e quelle peri-oculari.

Viene utilizzata una cannula diversa a seconda delle dimensioni della plica da riempire o della struttura di cui aumentare il volume, in modo da avere un tessuto adiposo adatto ad essere iniettato con cannule o aghi di diametro adatto.

Il diametro dei fori della cannula da prelievo varia a seconda della zona in cui il tessuto adiposo va iniettato: il grasso prelevato attraverso cannule con fori piccoli si inietta nella regione oculo-palpebrale, quello prelevato attraverso cannule con fori medi nelle labbra e quello prelevato attraverso cannula con fori più grandi negli zigomi.

COME RIGENERATIVO TISSUTALE

L’altra applicazione del lipofilling riguarda la possibilità di estrarre i fattori di crescita delle cellule staminali adipose.

Bisogna chiarire innanzitutto che anche il tessuto adiposo reinfiltrato senza filtrazione, se prelevato attraverso microcannule e al di sotto del derma dove si trovano le cellule staminali adipose, ha proprietà rigenerative.

L’ulteriore passaggio del grasso prelevato attraverso filtri metallici ha il vantaggio di rimuovere la componente fibrosa e di permettere l’infiltrazione dei fattori di crescita attraverso aghi più sottili.

Questa tecnica permette di ridistendere anche le rughe più sottili della regione palpebrale e peri-oculare senza doverle infiltrare singolarmente, oltre a determinare un cambiamento del colorito bluastro della palpebra inferiore.

Può essere applicata sia al trattamento degli effetti dell’invecchiamento che a quello delle cicatrici.

BASI BIOLOGICHE

Sia le cellule staminali adipose che i fattori di crescita da esse estratti sono in grado di modificare strutturalmente la cute nella quale vengono infiltrati.

Il meccanismo biologico consiste nel richiamo di cellule dette macrofagi che a loro volta attivano i fibroblasti, stimolandoli a deporre nuove fibre elastiche nell’area trattata.

Questo rimodellamento strutturale della cute necessita dai 6 ai 12 mesi, al contrario dell’effetto volumetrico, visibile da subito e che si stabilizza nell’arco di 3 mesi circa dopo parziale riassorbimento del tessuto adiposo trapiantato.

Lembo di gran dorsale e lipofilling in ricostruzione mammaria immediata

Ieri, in collaborazione con il reparto di chirurgia II dell’Ospedale S. Chiara di Trento abbiamo effettuato un altro caso di ricostruzione mammaria immediata con lembo di gran dorsale e lipofilling. 

La paziente era affetta da un tumore al seno con infiltrazione cutanea ed è stata sottoposta  ad una una mastectomia con sacrificio del complesso areola-capezzolo e ad una linfoadenectomia ascellare.      

La ricostruzione è stata effettuata con la nostra tecnica di prima scelta nelle mastectomie monolaterali, cioè il lembo di muscolo gran dorsale integrato da lipofilling.

Si preleva il muscolo gran dorsale con parte della cute che lo ricopre attraverso un’ incisione orizzontale sotto l’ascella e nel dorso all’altezza del reggiseno.

Il volume del lembo viene aumentato con grasso prelevato dall’addome o dai fianchi, che viene infiltrato anche nel muscolo grande pettorale.

Il caso della paziente era particolarmente adatto sia per la sua costituzione che per la necessità di ricostruire la cute asportata.    

Chirurgia Plastica in Trentino oggi

Evento aperto alla popolazione organizzato dal reparto di Chirurgia Plastica dell’Ospedale S. Chiara di Trento.

Sabato 18 Maggio ore 9

FORMAZIONE SPECIALISTICA

Dal 2001 al 2006 ho svolto la scuola di specialità in chirurgia plastica all’Università di Ancona, trascorsa tra il reparto di chirurgia plastica, quello di chirurgia maxillo-facciale e alcuni stages in vari ospedali di Parigi, dove sono rimasto anche da specialista fino al 2009.

2002-2004 Ancona. Nel reparto di chirurgia maxillo-facciale dell’ Ospedale di Ancona diretto dal Dr. Paolo Balercia, che si occupa di traumatologia maxillo-facciale, chirurgia ortognatica e chirurgia oncologica del distretto testa-collo, ho appreso le basi di anatomia che mi servono ancora oggi negli interventi sul volto.

2004-2006 Parigi. Da medico in formazione specialistica ho partecipato allo svolgimento di interventi chirurgici effettuati dalla dottoressa Darina Krastinova all’Hôpital Foch per la chirurgia Cranio-Orbito-Palpebrale, dal dottor Krishna Clough all’Institut du Sein per la Chirurgia Oncologica e Ricostruttiva del seno e dal dottor Frédéric Kolb all’Institut Gustave Roussy per la Microchirurgia Ricostruttiva della testa e del collo.

Dalla dr.ssa Darina Krastinova, chirurga cranio-facciale formatasi a Parigi con il dr. Paul Tessier e ideatrice del mask-lift, ho assorbito ulteriori conoscenze in tema di anatomia del volto e appreso tecniche chirurgiche di trattamento della paralisi facciale, di correzione di ptosi palpebrali e blefaroplastica, oltre al lipofilling del volto, all’epoca alle prime applicazioni.

Dal dr. Krishna Clough, chirurgo senologo, ex primario del reparto di Senologia dell’Institut Curie e primo a pubblicare una casistica di ampie dimensioni sulla chirurgia oncoplastica mammaria, ho appreso tecniche di ricostruzione mammaria e di chirurgia oncoplastica.

Dal dr. Frédéric Kolb, chirurgo plastico presso il servizio di Otorinolaringoiatria dell’Institut Gustave Roussy, mi sono formato nella ricostruzione microchirurgica del distretto testa-collo.       

Dal 2007 al 2009, da specialista in chirurgia plastica, ho proseguito la mia permanenza a Parigi, stavolta con posti inseriti nel sistema formativo francese. 

2007-2009 Parigi. Ho occupato per sei mesi un posto da Faisant Fonction Interne presso il reparto di chirurgia generale e bariatrica dell’ Hôpital Bichat, dove seguivo il dottor Claudio Cannistrà, e per due anni un posto da Assistant Spécialiste presso il reparto di Chirurgia Plastica e Maxillo-Facciale dell’Hôpital Robert Ballanger a Aulnay Sous Bois ( Ile de France ) con il dr. Patrick Leyder.


Hôpital Bichat Parigi

Il dr. Claudio Cannistrà, uno degli iniziatori della chirurgia plastica post-bariatrica in Europa e diventato un caro amico dopo questa esperienza, mi ha formato sia in chirurgia plastica post-bariatrica che in ricostruzione mammaria. Le tecniche di addominoplastica, lifting degli arti, lipoaspirazione, terapia chirurgica della ginecomastia e mastoplastica riduttiva a peduncolo inferiore che utilizzo al momento sono frutto dei suoi insegnamenti.   

Con il dr. Patrick Leyder, chirurgo plastico e maxillo-facciale formatosi a Parigi all’Hôpital della Pitié Salpétriére, ho assunto il mio primo ruolo di responsabilità con piena autonomia in sala operatoria e messo in pratica gli insegnamenti nel trattamento dei traumi del massiccio facciale. Ho appreso la tecnica di otoplastica che aveva messo a punto il dr. Leyder e applicato tecniche di ricostruzione facciale, lipoaspirazione, addominoplastica e mastoplastiche additive e riduttive.     

2009-2010. Al mio rientro in Italia ho avuto una breve collaborazione con il dottor Alberto Costa come consulente per la ricostruzione mammaria presso l´Unitá di Senologia della clinica Multimedica di Castellanza, in regione milanese.

Il dr. Alberto Costa, allora responsabile del centro senologico della svizzera italiana di Lugano, ha fatto parte del gruppo del professor Umberto Veronesi, introduttore della terapia chirurgica conservativa del tumore al seno. Sono molto grato ancora oggi al dr. Costa per avermi fornito l’occasione di tornare in Italia, lavorando a contatto con un gruppo di senologi e oncologi di livello europeo.

2010 – oggi Trento. Per scelte personali ho quindi deciso di stabilirmi in Trentino – Alto Adige, dove nel 2010 ho incontrato il dr. Paolo Cristofolini, fondatore del Servizio di Chirurgia Plastica dell’Ospedale S. Chiara di Trento presso il quale lavoro tuttora. 

Ospedale S. Chiara Trento

Qui il mio attuale responsabile mi ha garantito autonomia professionale e coinvolto nella sua attività chirurgica, che andava dalla ricostruzione microchirurgica del distretto testa collo alla ricostruzione mammaria.  

Oltre alle tecniche di addominoplastica, otoplastica, mastoplastica riduttiva a peduncolo inferiore e terapia chirurgica della paralisi facciale apprese nei centri in cui mi sono formato, ho contribuito ad introdurre nel mio reparto la tecnica di ricostruzione mammaria con lembo di gran dorsale e lipofilling, il lipofilling del volto con estrazione dei fattori di crescita e sviluppato le tecniche di chirurgia oculo-palpebrale di interesse della chirurgia plastica.    

Svolgo annualmente aggiornamenti partecipando a corsi e stages in centri internazionali specializzati.

Anatomia della parete addominale anteriore

La parete addominale anteriore si estende dal bordo inferiore delle coste al pube e alle creste iliache. Lateralmente si estende fino alle regioni lombari. Si può dividere in 3 piani: superficiale, muscolo-aponeurotico e peritoneale.

PIANO SUPERFICIALE

La pelle dell’addome si divide in 9 regioni: 3 mediane ( epigastrio, regione peri-ombelicale e ipogastrio ) e 3 laterali ( ipocondrio, fianco e fossa iliaca ). 

L’ombelico é situato all’intersezione tra la linea mediana e una linea orizzontale tangente al punto più alto delle creste iliache. E’ posizionato all’incirca nel punto medio tra il pube e l’apofisi xifoidea dello sterno. La distanza che separa l’ombelico  e i peli pubici é di circa 10 centimetri. Questa distanza é costante, a differenza delle variazioni anche importanti della morfologia addominale, sia in altezza che in larghezza.   

Il pannicolo adiposo si divide in due strati separati dalla fascia superficialis ( o fascia di Scarpa ):

  • Superficiale, molto vascolarizzato ma povero di vasi linfatici
  • Profondo, poco vascolarizzato ma ricco di linfatici

La fascia superficialis é una struttura fibro-elastica che rappresenta una vestigia dei muscoli pellicciai addominali. Le sue fibre formano la plica sovra-pubica e quella sovra-ombelicale.   

La cute della parete addominale anteriore viene vascolarizzata da due sistemi arteriosi anastomizzati tra di loro: 

  • Le arterie muscolo-cutanee perforanti i muscoli retti addominali, provenienti dalle arterie epigastrica superiore e inferiore. Il sistema dell’epigastrica inferiore prevale su quello dell’epigastrica superiore. La concentrazione di perforanti é massima nella regione peri-ombelicale, a partire dalla quale si irradiano per anastomizzarsi in una rete sottocutanea con le seguenti
  • Le arterie cutanee dirette, provenienti dalle arterie intercostali, lombari, epigastrica superficiale inferiore, pudenda, circonflessa iliaca superficiale e profonda.     

Il drenaggio venoso é analogo, ma non necessariamente satellite delle arterie. Si effettua verso due zone a bassa pressione venosa: l’epigastrio e gli inguini.  

Il drenaggio linfatico viene effettuato da due reti di vasi: 

  • profondi, che accompagnano le arterie epigastrica superiore e inferiore
  • superficial, che si trovano sotto la fascia superficialis; la regione sovra-ombelicale drena verso i linfonodi ascellari e mammari interni, quella sotto-ombelicale verso i linfonodi inguinali superficiali. 

PIANO MUSCOLO-APONEUROTICO 

E’ costituito dai 3 muscoli larghi dell’addome, che dalla superficie verso la profondità sono: obliquo esterno, obliquo interno, trasverso dell’addome. E dai muscoli  retti dell’addome, che hanno più importanza in chirurgia plastica, la cui anatomia verrà descritta di seguito.

I due muscoli retti dell’addome si estendono lungo la linea mediana, dal pube al torace. Originano in alto da 5a, 6a e 7a cartilagine costale e dall’apofisi xifoidea dello sterno. Si inseriscono con due fasci distinti ( interno ed esterno ) sul pube. Presentano da 2 a 5 iscrizioni tendinee trasversali, nella maggior parte dei casi incomplete, cioè che raramente si estendono a tutta la larghezza e a tutto lo spessore del muscolo. Se ci sono due o tre iscrizioni, come spesso accade, una è all’altezza dell’ombelico e le altre si trovano al di sopra. 

Guaina. Ogni muscolo retto dell’addome é contenuto in una guaina costituita dalla fascia dei muscoli larghi dell’addome ( obliquo esterno, obliquo interno e trasverso ). La parete posteriore di questa guaina è tendinea in alto e fibro-cellulare in basso: il limite tra queste due zone é l’arcata del Douglas, che rappresenta il bordo inferiore concavo in basso della parete posteriore della guaina, all’incirca a metà della distanza tra ombelico e pube. I due muscoli retti sono separati da un rafe tendineo chiamato linea alba, costituita dall’incrocio delle fibre tendinee dei muscoli larghi dell’addome. E’ larga a livello sovra-ombelicale ( 2 cm circa ), dove i due muscoli sono distanti l’uno dall’altro, e stretta sotto l’ombelico, dove i due muscoli si toccano. 

Vascolarizzazione. Hanno una vascolarizzazione assicurata da due peduncolo dominanti ( tipo III della classificazione di Mathes e Nahai ): i vasi epigastrici superiori e inferiori, che si anastomizzano tra loro nello spessore del muscolo al di sopra dell’ombelico attraverso vasi di piccolo calibro. Da questi due vasi nascono numerose branche vascolari destinate alla pelle, che raggiungono perforando la fascia muscolare anteriore ( perforanti muscolo-cutanee ) o il bordo esterno e esterno della fascia muscolare ( perforanti fascio-cutanee interne ed esterne ). La maggior parte delle perforanti di grosso calibro si trova in regione peri-ombelicale, soprattutto verso i 2/3 interni del muscolo. La maggior parte dei vasi perforanti proviene dall’epigastrica inferiore e si anastomizzano in una rete sotto-cutanea, che irradia dall’ombelico versoi vasi circostanti. Il drenaggio venoso si effettua tramite vene comitantes, che sono poste intorno alle arterie perforanti descritte.          

PIANO PROFONDO 

E’ costituito dalla fascia trasversalis e dal peritoneo. La fascia trasversalis ricopre tutta l’estensione della faccia profonda del muscolo trasverso dell’addome, tranne che sotto l’arcata del Douglas, dove passa dietro il muscolo retto dell’addome. Il peritoneo parietale si trova dietro i muscoli e la fascia trasversalis. 

La conoscenza dell’anatomia durante un’addominoplastica serve ad ottenere dei buoni risultati senza determinare ritardi di cicatrizzazione da eccessiva devascolarizzazione della cute residua durante la procedura.   

Anatomia del seno

Il seno é una ghiandola che come unico mezzo di sospensione ha la pelle che lo ricopre, fissata alla parete toracica dai legamenti di Cooper e dal capezzolo.

I legamenti di Cooper sono dei sepimenti fibrosi diretta continuazione della fascia superficialis che connettono la pelle della mammella alla fascia del muscolo grande pettorale attraversando la ghiandola mammaria.

Il capezzolo è il punto di massima aderenza tra cute e ghiandola mammaria, verso il quale convergono tutti i canali galattofori e il tessuto connettivo che separa i lobuli ghiandolari.

Il solco sottomammario delimita inferiormente la regione mammaria separandola dall’addome. E’ un ispessimento della fascia del muscolo pettorale che si ancora alla pelle all’altezza della VI-VII costa, con un andamento curvilineo a convessità inferiore.

La ghiandola mammaria é collocata prevalentemente dietro all’areola, mentre in periferia prevale il tessuto adiposo. E’ composta da 15-20 lobi disposti a grappolo intorno al capezzolo.

I muscoli della regione mammaria sono 5:

  • il grande pettorale alla cui fascia si appoggia la faccia posteriore della ghiandola mammaria
  • il piccolo pettorale completamente ricoperto dal precedente e che va dal processo coracoideo alla III-V costa
  • il dentato anteriore che é situato nella parte laterale del torace e sul quale si appoggia la parte inferiore e esterna della ghiandola mammaria
  • l’obliquo esterno che si trova nella parte anteriore e laterale dell’addome ed è costituito da digitazioni le cui prime cinque o sei si incrociano con quelle del muscolo dentato anteriore
  • il retto dell’addome origina dalla V-VI e VII costa e si inserisce al pube; la sua fascia di origine è in rapporto superiormente con il solco sottomammario 

Vascolarizzazione. L’areola e il capezzolo vengono vascolarizzati da una rete arteriosa peri-areolare formata da tre plessi connessi tra loro: 

  • plesso subdermico, che deriva prevalentemente dall’arteria mammaria esterna e in minima parte dalla mammaria interna, è superficiale ed irrora la cute
  • plesso pre-ghiandolare, che deriva prevalentemente dall’arteria mammaria interna ed anche esterna, è ad una profondità intermedia e irrora sia la cute che la ghiandola mammaria
  • plesso retro-ghiandolare, che deriva dalle arterie perforanti intercostali e vascolarizza prevalentemente la ghiandola mammaria

Questi tre plessi sono ampiamente anastomizzati tra loro e permettono il confezionamento di lembi porta-areola diversi.

Anche le vene che drenano l’areola e il capezzolo sono organizzati in tre plessi venosi: il plesso subdermico, superficiale, che circonda l’areola dalla quale si dirama in direzione centrifuga per drenare principalmente nelle vene del collo e nella mammaria interna. I due plessi pre e retroghiandolari invece drenano nelle perforanti della mammaria interna. Parte del drenaggio viene effettuato nella vena ascellare e nelle vene vertebrali attraverso perforanti intercostali.

Innervazione. La porzione superiore della mammella é innervata dai nervi sovraclaveari, provenienti dal plesso cervicale ( C3-C5 ), mentre la sensibilità della parte centrale e inferiore é data dai rami intercostali toracici T3-T6. I rami intercostali danno una parte della sensibilità all’areola, mentre è la branca laterale cutanea del IV nervo intercostale ad essere la principale afferente del complesso areola-capezzolo, con il quale entra in contatto dopo aver attraversato la ghiandola obliquamente dalla profondità verso la superficie.    

La conoscenza dell´anatomia del seno é importante sia in ricostruzione mammaria che nella mastoplastica additiva o riduttiva

Unità estetiche e ricostruzione facciale

Leonardo da Vinci ha formulato per primo le proporzioni ideali del viso, dividendolo in tre terzi di uguali dimensioni. Studi antropomorfici moderni hanno messo in luce come non esistano proporzioni ideali del volto e che la maggior parte dei canoni di bellezza espressi nel rinascimento non siano altro che idealizzazioni artistiche. I parametri stabiliti nella letteratura della chirurgia plastica moderna sono basati sul lavoro del 1984 di Powell e Humpreys.

Uomo vitruviano di Leonardo da Vinci

L’analisi delle proporzioni del volto si basa punti di repere che dipendono dai rapporti tra le ossa del massiccio facciale e i tessuti molli che li ricoprono. I punti di riferimento ossei delle analisi cefalometriche vengono utilizzate in chirurgia ortognatica. Il piano di Francoforte è il riferimento standard per il posizionamento dei pazienti che devono essere fotografati in vista di interventi chirurgici e che devono essere sottoposti a radiografie per la cefalometria.

Il piano di Francoforte passa tra il bordo superiore del condotto uditivo esterno e il punto più basso del margine infraorbitario. E’ stato definito al Congresso Mondiale di Antropologia a Francoforte sul Meno nel 1884: determina la posizione anatomica del cranio umano, in un soggetto normale e vivo, in rapporto al terreno con cui si mantiene parallelo

Il volto é diviso in unità estetiche che possono essere ulteriormente suddivise in subunità. Ogni unità estetica ha una omologia di colore, testura e spessore della pelle, oltre alla eventuale presenza di follicoli piliferi e ghiandole sebacee. Sono la fronte, le palpebre, gli zigomi, il naso, le labbra, il mento e le orecchie. 

Le subunità invece, che sono state descritte nel naso e nelle orecchie, sono divise da cambiamenti di angolazione della cute.

La pianificazione chirurgica richiede l’analisi di quali unità e subunità siano interessate dalla perdita di sostanza e di come vadano ricostruite.

La ricostruzione di migliore qualità viene garantita da una cute che sia simile alla cute asportata in termini di spessore e testura. E che faccia cadere le cicatrici ai confini delle unità o delle subunità estetiche.   

BIBLIOGRAFIA

  • Farkas LG, Hreczko TA, Kolar JC, et al: Vertical and horizontal proportions of the face in young adult North American caucasians: revision of neoclassical cannons. Plast Reconstr Surg 75:328, 1985
  • Powell N, Humphreys B: Proportions of the aesthetic face, New York, 1984, Thieme-Stratton

Mappa dei muscoli mimici e effetti della paralisi facciale

Il nervo facciale é un nervo prevalentemente motore che attiva i muscoli mimici, responsabili dell’espressività del volto, del sostegno dei tessuti molli e della protezione dei suoi orifizi naturali.

I muscoli mimici hanno stretti rapporti con la pelle del volto, alla quale sono attaccati attraverso giunzioni dermiche molto strette. Le variazioni delle zone di aderenza cutanea dei muscoli mimici determinano la moltitudine di  solchi e rughe che si osservano durante l’invecchiamento e che sono propri di ciascun individuo, o linee di Langer

I due muscoli a svolgere un ruolo fondamentale nella chiusura degli orifizi naturali del volto sono il muscolo orbicolare dell’occhio e l’orbicolare della bocca. 

Il muscolo orbicolare dell’occhio ha la forma di un anello ellittico quasi completo intorno alla rima palpebrale, che si interrompe solo medialmente, tra l’origine e l’inserzione. La contrazione di questo muscolo determina la chiusura della rima palpebrale, convoglia le lacrime verso l’angolo interno dell’occhio e ne facilita il deflusso dilatando il sacco lacrimale.

Il muscolo orbicolare della bocca partecipa largamente alla costituzione delle labbra e si presenta come un anello ellittico disposto intorno alla rima buccale. Con la sua azione restringe o chiude la rima buccale e fa sporgere in avanti le labbra.    

Mappa dei muscoli mimici. Il sistema dei muscoli mimici é diverso dal resto dei muscoli del corpo: sono muscoli piatti, nastriformi, con fibre muscolari interdigitate terminanti direttamente sulla pelle. Non hanno una composizione omologa, perchè in alcuni prevalgono fibre lente e in altri fibre veloci.

In uno studio anatomico del 1990, i muscoli mimici sono stati analizzati e classificati sulla base del tipo di fibre predominanti, in muscoli lenti, intermedi e veloci. La muscolatura mimica facciale ha la più grande variabilità di composizione di fibre muscolari di tutto l’apparato muscolo-scheletrico. I muscoli più veloci dell’organismo sono i muscoli fasici posizionati intorno all’occhio e al naso. Il muscolo buccinatore e l’occipito-frontale sono due dei muscoli più lenti dell’organismo, con percentuali di fibre lente simili a quelle dei muscoli posturali. 

Le branche nervose del nervo facciale che vanno ai muscoli veloci ( come il muscolo orbicolare dell’occhio ) trasmettono impulsi ad una velocità diversa rispetto a quelle che si occupano dei muscoli lenti ( come il muscolo buccinatore ). 

 

Le funzioni altamente differenziate del nervo facciale trovano piena corrispondenza nell’alta differenziazione del suo organo effettore, la muscolatura mimica, che consente l’espressione di emozioni, di differenti grado di tono facciale, di riflessi fasici di protezione e di sinergia integrata come la fonazione.

Conseguenze ricostruttive. Dalla conoscenza dell’anatomia del nervo facciale e della muscolatura mimica deriva la spiegazione per cui una paralisi facciale inveterata, oltre alla perdita dell’espressività della parte di volto colpita, presenti anche la caduta dei tessuti molli di un emivolto e la difficoltà alla chiusura completa degli occhi e della bocca.

E di come sia difficile trovare nell’organismo un solo muscolo, prelevato vicino al volto ( come il caso del muscolo temporale ) o a distanza ( come i muscolo gracile o gran dorsale ) in grado di sostituire adeguatamente tutti i muscoli mimici paralizzati.

bibliografia

  • Freilinger G, Happak W, Burgasser G and Gruber H. Histochemical mapping and fiber size analysis of mimic muscles. Plast Reconstr Surg 1990, 86:422. 

Anatomia dell’orecchio esterno

Il padiglione auricolare é dietro l’articolazione temporo-mandibolare e la regione parotidea, davanti alla mastoide e sotto la regione temporale. 

E’ attaccato alla parte laterale del viso attraverso la parte media del suo terzo anteriore. E’libero nel resto della sua estensione, che forma con il cranio un angolo aperto in dietro, detto angolo oto-mastoideo, che misura normalmente meno di 40°. 

La faccia posteriore del padiglione è separata dalla regione mastoidea e temporale dal solco auricolare. La sua faccia anteriore presenta una serie di prominenze, che sono l’elice, l’antelice, il trago e l’antitrago. Circoscrivono una profonda depressione, la conca, in fondo alla quale sbocca il condotto uditivo esterno.

L’elice inizia nella concavità della conca con una cresta obliqua, la radice dell’elice. Poi circoscrive la circonferenza del padiglione e termina nella parte superiore del lobo con la coda dell’elice. Presenta talvolta un ispessimento del bordo libero della sua parte media, detto tubercolo di Darwin.

L’antelice é una prominenza smussa concentrica all’elice, che si divide in alto in due branche che delimitano una depressione, la fossa triangolare. Tra elice e antelice si trova un solco curvilineo, la scafa

Il trago é una prominenza appiattita e a forma triangolare che sovrasta l’ingresso del condotto uditivo esterno, del quale rappresenta l’opercolo mobile. E’ separato in alto dalla radice dell’elice dall’incisura anteriore, in basso dall’antitrago dall’incisura intertragica. Il trago non è un diretto prolungamento della guancia, ma crea con essa un angolo di 45°. 

L’antitrago è una piccola prominenza triangolare situata sotto l’antelice e dietro il trago, delimitato superiormente dal solco posteriore e inferiormente dall’incisura intertragica.  

La conca è una profonda depressione limitata: in avanti dal trago, in dietro dall’antelice e dall’antitrago. La radice dell’elice divide la conca in due parti: superiore, stretta ( la cymba della conca ) e inferiore, larga ( il cavum della conca ), che prosegue con il condotto uditivo esterno dal quale è separata attraverso una cresta smussa. I due terzi anteriori della conca sono aderenti alla parte mastoidea dell’osso temporale. Il suo terzo posteriore é libero, e si proietta a incontrare l’antelice.

Il lobo auricolare è una plica cutanea di forma variabile, situato alla parte inferiore del padiglione, del quale rappresenta all’incirca il terzo o il quarto dell’altezza. 

La conoscenza dell´anatomia dell´orecchio ha importanza sia durante una ricostruzione auricolare che durante l´intervento di otoplastica.