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SENMI FLAP

La tecnica che utilizzo per la ricostruzione di punta e dorso nasale é il SENMI ( Superior Extended Nasal Myocutaneous ) flap.

Descritto nel 2020 da Madorsky, rappresenta un’evoluzione del lembo di Rieger – Marchac e indicazioni simili che l’autore descrive anche per ricostruzioni dell’ala nasale.


descrizione del lembo


disegno

E’ un lembo a V-Y, con base sulla perdita di sostanza e apice verso la regione glabellare, con asse maggiore curvato dalla parte opposta al lato da ricostruire. Nei difetti laterali si utilizza un peduncolo omolaterale al lato malato.

Più è larga la perdita di sostanza più à lunga la convergenza tra i lati del lembo, il cui angolo deve restare acuto e idealmente dovrebbe essere al centro della regione glabellare.

TECNICA CHIRURGICA

Dopo la rimozione della lesione, il lembo va inciso su tutti i suoi lati fino alla fascia muscolare e:

  • sul versante omolaterale al difetto si effettua uno scollamento sottocutaneo con dissezione smussa scorrendo sulla fascia muscolare fino alla giunzione naso-malare
  • sul versante controlaterale si incide il muscolo a tutto spessore e si effettua uno scollamento al di sopra dello scheletro osteo-cartilagineo fino all’apertura piriforme e alla parte mediale dell’osso mascellare
  • Il peduncolo muscolare viene liberato dai suoi attacchi superiore e inferiore: superiormente si trova l’arteria angolare, che vascolarizza il lembo e va lasciata integra, e le arterie nasale laterale e alare che andrebbero lasciate integre. Inferiormente la liberazione delle fibre muscolari è più agevole e si può sacrificare l’arteria alare se richiesto per la rotazione del lembo ( difetti dell’ala nasale ).

Alla fine dello scollamento si fissa il lembo alla punta nasale, la cui lieve rotazione cefalica a fine intervento è prevista dalla tecnica. Se usato per la ricostruzione dell’ala nasale, si può inserire un innesto cartilagineo.

L’estensione del lembo SENMI alla fronte è necessario per perdite di sostanza > 2 cm e permette di includere nel peduncolo l’arteria del dorso nasale con la sua branca centrale.


indicazioni


Il lembo ha indicazione elettiva nelle perdita di sostanza dei 2/3 superiori del naso ma può essere usato anche per lesioni del 1/3 inferiore, con estensione della parte superiore del disegno alla fronte e richiede procedure secondarie ( revisione di cicatrici e dermoabrasione ).


CASI CLINICI


In questo caso l’utilizzo del lembo SENMI ha trovato indicazione elettiva per sede e ampiezza del difetto da ricostruire.


bibliografia

Madorsky S, Do A and Meltzer O. Superior Extended Nasal Myocutaneous Island Flap: an alternative to forehead flap reconstruction of the nose. Facial Plast Surg and Rec Surg 2020 ( 22 ) 4,294-300

ANALISI BIOCHIMICA DEL NANOFATGRAFTING

Il trasferimento di tessuto adiposo ( Lipofilling) serve ad aumentare il volume dei tessuti ( Microfatgrafting ) e migliorare la qualità della pelle ( Nanofatgrafting).

Un articolo uscito su Plastic and Reconstructive Surgery di Novembre 2024 ha analizzato quali fattori biochimici determinano gli effetti di Micro e Nanofatgrafting sui tessuti trattati tramite analisi cromatografica e spettrometrica dei campioni.

Chiarisce quali sono i mediatori chimici degli effetti del Lipofilling sui tessuti e spiegano i risultati sulle pazienti che ho operato in questi anni e allego in questo articolo.


Da questo studio emerge che i profili lipidici di microfat e nanofatgrafting differiscono tra loro in maniera significativa

Derivano entrambi da cellule adipose prelevate con cannule da lipofilling, ma hanno contenuto ed effetti diversi in ragione del diverso trattamento meccanico.


MICROFATGRAFTING


E’ il prelievo diretto di tessuto adiposo con microcannule multiforo e consiste di adipociti intatti e microvasi.

Viene utilizzato per aumentare il volume dei tessuti trattati.


Contiene un’elevata concentrazione di Vitamine Liposolubili, in particolare Vitamina D, che supporta l’integrazione e la sopravvivenza degli adipociti trapiantati nel contesto dell’aumento di volume dei tessuti trattati.

NANOFATGRAFTING


Si ottiene dall’ emulsione e filtrazione meccanica del microfatgrafting, ricco in cellule staminali adipose, vari fattori di crescita ( VEGF, PDGF e FGF ) e segmenti di microvasi.

Si utilizza come rigenerativo tissutale e viene infiltrato per via intradermica.


Contiene alti livelli di Acido Cumarico, una sostanza in grado di ridurre lo stress ossidativo e con proprietà anti-infiammatorie. Ha proprietà anti-melanogeniche e creme a base di questa sostanza hanno dimostrato aumento della luminosità della pelle, tutti dati che spiegano i benefici del nanofatgrafting sulla pigmentazione cutanea.


ESITI DI RADIOTERAPIA AL SENO SINISTRO
CAMBIAMENTO DELLA PIGMENTAZIONE CUTANEA 12 MESI DOPO NANOFATGRAFTING

BLEFAROPLASTICA SUPERIORE E LIPOFILLING DELLA PALPEBRA INFERIORE
AUMENTO DELLA LUMINOSITÀ DELLA PELLE 12 MESI DOPO NANOFATGRAFTING

Un’altra sostanza contenuta nel Nanofat sono gli Eicosanoidi, lipidi con funzione ormono-simile che agiscono come vasodilatatori in grado di promuovere la vascolarizzazione dei tessuti trattati e aumentare la distribuzione dei fattori di crescita trapiantati. Questo spiega i benefici del Nanofat nel miglioramento della qualità delle cicatrici e dei tessuti.


CICATRICE DEL DORSO NASALE
RIMODELLAMENTO DELLA CICATRICE 12 MESI DOPO NANOFATGRAFTING

Grunherz L, Kollarik S, Sanchez-Macedo N et al. Lipidomic analysis of microfat and nanofat reveals different lipid mediator compositions. Plast and Reconstr Surg 2024, 154 ( 5): 895-905.

Ruolo del Nanofatgrafting

Cos’è il Nanofatgrafting ?

E’ un concentrato di cellule staminali adipose, fattori di crescita, cellule endoteliali e cellule mesenchimali ottenute dall’ emulsione e filtrazione del tessuto adiposo prelevato con micro cannule da lipofilling ( Microfat ).

Microcannule da prelievo e filtri

Il ruolo ‘ rigenerativo ‘ del Nanofatgrafting è noto da diversi anni. Nel 2013 Tonnard é stato uno dei primi a parlarne mettendo in evidenza come i passaggi di emulsione e filtrazione non danneggino la vitalità delle cellule staminali contenute nel tessuto adiposo.

Ma all’epoca il meccanismo biologico rimaneva ignoto.

Un articolo pubblicato sul numero di Agosto 2022 di Plastic and Reconstructive Surgery chiarisce le basi biologiche delle capacità di modellamento delle cicatrici e di rigenerazione tissutale del Nanofatgrafting.

Il Nanofatgrafting ha 2 effetti fondamentali:

Promuove la sopravvivenze delle cellule adipose contenute nel Microfat

Determina l’appiattimento di solchi e cicatrici

Questo studio conferma che l’emulsione da Macrofat a Nanofat induce dei cambiamenti nel profilo proteico del tessuto prelevato, concentrando le cellule staminali e attivando i fattori di crescita contenuti nel tessuto adiposo.

Gli effetti del Nanofatgrafting su ringiovanimento facciale, attenuazione del colorito bluastro delle palpebre inferiori, rimodellamento delle cicatrici e terapia della sclerodermia sono dovute alle sue proprietà anti-fibrotiche.

Ringiovanimento facciale

Queste sono legate all’ attivazione dell’AMPK ( sistema delle proteine chinasi AMP dipendenti ) e , originando dalla lisi di adipociti maturi, alla trasformazione di miofibroblasti in adipociti.

In altre parole in Nanofat è in grado di agire da ‘ booster rigenerativo ‘ in grado di moltiplicare le proprietà di biostimolazione naturalmente presenti nel tessuto adiposo.

Bibliografia

Tonnard P, Verpaele A, Peeters G, Hamdi M, Cornelissen
M, Declercq H. Nanofat grafting: Basic research and clinical
applications. Plast Reconstr Surg. 2013;132:1017–1026.

Sanchez-Macedo N. McLuckie M, Grunherz L et al. Protein profiling of mechanical processed lipoaspirates: discovering wound healing and antifibrotic biomarkers in nanofat. Plast Reconstr Surg 2022; 150: 341-354.

LEGAMENTO ZIGOMATICO-CUTANEO

Fa parte dei legamenti del volto che dividono il volto nei suoi compartimenti adiposi, descritti per la prima volta da Furnas nel 1989 e sistematizzati da Rohrich e Pessa nel 2007.

Uno studio anatomico cinese pubblicato su Plastic and Reconstructive Surgery di febbraio 2022 ne chiarisce l’importanza in chirurgia dell’invecchiamento. 

Duang J, Cong L-Y, Luo CE et al. Clarifying the anatomy of the zygomatic cutaneous ligament: its application in midface rejuvenation. Plast and Reconstr Surg Feb 2022; 149 ( 2 ): 198-208

E’ una membrana relativamente impermeabile situata subito al di sotto del bordo inferiore del muscolo orbicolare dell’occhio che connette l’osso mascellare alla cute della regione antero-mediale del terzo medio del volto, dividendo la regione palpebrale da quella malare.

Le implicazioni di tecnica chirurgica sono:

Blefaroplastica.  Per evitare la persistenza del solco lacrimale la dissezione va proseguita verso la regione malare oltre il bordo inferiore del muscolo orbicolare dell’occhio. 

Lifting malare. I vasi linfatici corrono lungo il tetto dello spazio pre-zigomatico, cranialmente rispetto all’origine del muscolo grande zigomatico. Pertanto per evitare un linfedema post-operatorio della regione malare la dissezione deve avere come limitante laterale la parte tendinea del muscolo grande zigomatico.  

Questo conferma l’efficacia della blefaroplastica inferiore con apertura del setto palpebrale e fissazione delle borse alla regione malare nel trattamento dell’invecchiamento palpebrale. 

Duang J, Cong L-Y, Luo CE et al. Clarifying the anatomy of the zygomatic cutaneous ligament: its application in midface rejuvenation. Plast and Reconstr Surg Feb 2022; 149 ( 2 ): 198-208

SENO TUBEROSO

La mammella tuberosa è una malformazione minore del seno la cui definizione è stata coniata da Rees e Aston nel 1976. 

E’ caratterizzata da un’ipoplasia di uno o più quadranti del seno, associata ad un solco sotto-mammario più alto della norma e ad un’areola di dimensioni aumentate. 

Sviluppo della mammella tuberosa

La ghiandola mammaria è avvolta da una pseudocapsula, che la separa dal tessuto adiposo sottocutaneo e dallo strato superficiale della fascia superficialis. L’areola rappresenta l’unico punto in cui la fascia superficialis non è rappresentata per poter permettere ai dotti di sboccare nel capezzolo.

Nella mammella tuberosa la fascia superficialis aderisce fortemente al derma nella parte inferiore del seno, determinando due fenomeni: la formazione di un ‘ anello costrittore ‘ ( costricting ring ) al di sotto dell’areola e  l’erniazione della ghiandola mammaria attraverso il complesso areola capezzolo durante il suo sviluppo .

Classificazione e tecniche chirurgiche

Il seno tuberoso viene classificato in tre sottotipi.

TIPO I

Il quadrante infero-interno è poco rappresentato ( ipoplasico ) e ha una forma di S italica, mentre il quadrante infero-esterno è relativamente iperplasico ( di volume aumentato ). Il complesso areola-capezzolo punta inferiormente. 

Si corregge con una plastica mammaria a peduncolo superiore. Il difetto al quadrante infero-interno viene riempito con un lembo ghiandolare prelevato dal quadrante infero-esterno.  

TIPO II

I quadranti inferiori sono simmetricamente ipoplasici, il capezzolo punta inferiormente e la distanza areola-solco sottomammario è corta. 

Si corregge con una bipartizione posteriore della ghiandola ( Tecnica di Pucket ) e contemporaneo impianto di protesi mammaria se il volume del seno è insufficiente.

Oppure con una bipartizione anteriore ( Tecnica di Ribeiro ) e riempimento dei quadranti inferiori con lembi ghiandolari se il seno è di buon volume.  

TIPO III

Tutto il seno e ipoplasico e la base del seno è ristretta in tutte le direzioni. 

Il capezzolo punta inferiormente e la distanza areola-solco sottomammario è corta. 

Ci sono due alternative: il posizionamento di espansori mammari con accesso dal neo-solco sottomammario.

Oppure la tecnica di Pucket con protesi e contemporaneo abbassamento del solco inframammario.

In questi casi il contemporaneo utilizzo di lipofilling può integrare la protesi mammaria, migliorando la forma del seno e permettendo di utilizzare impianti a volume inferiore.

Conclusioni

Nel seno tuberoso non esiste quindi un deficit di cute ai quadranti inferiori, ma è la fascia superficialis che aderendo al tessuto adiposo sottocutaneo impedisce il normale sviluppo della ghiandola mammaria.

Finchè non viene aperto il ‘ costricting ring ‘ ai quadranti inferiori il seno rimarrà tuberoso, indipendentemente dalla tecnica di mastoplastica additiva utilizzata.

Bibliografia

Rees, TD and Aston S. The tuberous breast. Clin Plast Surg 1976, 3: 339.

Dinner, M. I., and Dowden, R. V. The tubular/tuberous breast syndrome. Ann Plast Surg 1987 19: 414.

Versaci AD and Rozelle AA. Treatment of tuberous breast utilizing tissue expansion. Aesthetic Plast Surg 1991, 15 ( 4 ): 307. Muti E.

Muti E. Personal approach to surgical correction of the extremely hypoplastic tuberous breast. Aesthet Plast Surg 1996, 20: 385

Ribeiro, L., Canzi, W., Buss, A., and Accorsi, A., Jr. Tuberous breast: A new approach. Plast Reconstr Surg 1998 101: 42.

Grolleau JL, Lanfrey E, Lavigne B et al. Breast base anomalies: treatment strategy for tuberous breast, minor deformities and  asymmetry. Plast and ReconstrSurg 1999, 104 ( 7 ) : 2040-50.

Ribeiro, L., Accorsi, A., Jr., Buss, A., and Marcal-Pessoa, M. C. Short scar correction of the tuberous breast. Clin Plast Surg 2002. 29: 423.

Mandrekas AD, Zambacos GJ, Anastosopoulos A et al. Aesthetic Reconstruction of the tuberous breast deformity. PlastReconstrSurg 2003, 112 ( 4 ): 1099-1107

Anatomia vascolare del seno – Setto di Würinger

Una pubblicazione uscita nel 1998 sulla rivista Plastic and Reconstructive Surgery mi ha portato a cambiare alcuni dettagli nella tecnica chirurgica ‘ base ‘ di mastoplastica riduttiva a peduncolo inferiore.    

Questo articolo descrive i risultati di uno studio anatomico che evidenzia come il seno sia attraversato da un setto orizzontale ( setto di Würinger ) che divide la ghiandola mammaria in una parte craniale ed una caudale .

Il setto di Würinger ‘ taglia ‘ a metà orizzontalmente il seno all’altezza del complesso areola-capezzolo a livello della 5a costa curvando poi verso l’alto per unirsi al legamento laterale e mediale del seno. Inferiormente si connette con il solco sottomammario e il legamento inframammario , che ne rappresenta l’estensione superficiale. 

Contiene non solo la gran parte dei vasi per il complesso areola-capezzolo, branche delle arterie toraco-acromiale, mammaria interna ed esterna e delle intercostali, ma anche il ramo cutaneo anteriore del 4° nervo intercostale, che fornisce la maggior parte della sensibilità a questa struttura.   

Sulla base di queste conoscenze anatomiche, per conservare vascolarizzazione ed innervazione dell’areola e del capezzolo la rimozione di tessuto adiposo e ghiandola mammaria va limitata ai quadranti superiori del seno e alla parte superiore di quelli laterali, senza scendere al di sotto del setto di Würinger durante la dissezione.

Würinger E, Mader N, Posch E et al. Nerve and vessel supplying ligamentous suspension of the mammary gland. Plast and Reconstr Surg 1998, 101 ( 6 ): 1486- 93.

BRA DAY 2021 mercoledi 20 OTTOBRE

Quest’anno la Giornata Internazionale per la consapevolezza sulla ricostruzione mammaria si articola in due parti.

MATTINA 10.30-12.30. Evento informativo online destinato a pazienti già operate di tumore al seno e non sottoposte a ricostruzione mammaria. In diretta con i centri di Senologia italiani aderenti alla SICPRE ( Società Italiana di Chirurgia Plastica Ricostruttiva ed Estetica ). Per collegarsi cliccare sul link www.ricostruzionedelseno.it.

POMERIGGIO 18-18.30. Congresso online per la popolazione dalla Breast Unit di Trento, in diretta streaming dalla pagina Facebook di LILT Trento.

18.30-20. Visite gratuite negli ambulatori della Breast Unit di Trento. 4.piano Ospedale Santa Chiara. Per illustrare le attuali tecniche di ricostruzione mammaria a pazienti già operate di tumore al seno.

INVECCHIAMENTO FACCIALE

Uno studio pubblicato nel numero di Febbraio 2021 della rivista Plastic and Reconstructive Surgery sottolinea l’importanza  della perdita volumetrica del tessuto adiposo del volto nell’invecchiamento facciale. 

Gli autori hanno quantificato la riduzione di volume dei compartimenti adiposi del volto attraverso immagini TAC seriate eseguite lungo un periodo di 11 anni. 

PRINCIPI TEORICI 

Durante l’invecchiamento del volto avvengono modifiche a tre livelli:

Derma ( la struttura che sostiene e nutre la pelle ): avviene una disorganizzazione e assottigliamento determinato sia dalla riduzione della deposizione di fibre collagene che dai danni da raggi solari

Ossa del massiccio facciale: riduzione dell’altezza del volto, aumento della sua larghezza e retrusione mascellare che determinano una rotazione in senso orario del mascellare. Queste modifiche provocano la perdita della transizione graduale degli angoli del volto tipica dell’età giovanile. 

Atrofia dei compartimenti adiposi del volto: è una delle due determinanti dell’ aspetto del viso invecchiato, insieme agli effetti della forza di gravità 

RISULTATI DELLO STUDIO 

Si possono riassumere così:

– i compartimenti adiposi profondi vanno effettivamente incontro ad una riduzione del loro volume col passare degli anni, maggiore in quelli profondi che in quelli superficiali ( del 18,4% contro l’11,3%  ) 

–  questo determina una ‘ pseudoptosi ‘ particolarmente evidente nel terzo medio del volto dove è maggiormente concentrato il tessuto adiposo facciale: la proiezione degli zigomi si riduce, creando una discesa ( o ptosi ) dei compartimenti adiposi superficiali e un’aumento della profondità del solo naso-genieno.

Per questi motivi il lipofilling è in grado di contrastare gli effetti dell’invecchiamento facciale, ripristinando i volumi persi in particolare a carico dei compartimenti adiposi profondi.   

BIBLIOGRAFIA

Boehm L, Morgan A, Hettinger P, Matloub H. Facial aging: a quantitative analysis of midface volume changes over 11 years. Plast Reconstr Surg 2021, 147 ( 2 ): 319-327.

Mally P, Czyz CN, Wulc AE. The role of gravity in periorbital and midfacial aging. Aesthet Surg J 2014;34:809–822.

Rohrich RJ, Pessa JE. The fat compartments of the face: Anatomy and clinical implications for cosmetic surgery. Plast Reconstr Surg 2007;119:2219–2227; discussion 2228–2231.

Cotofana S, Gotkin RH, Frank K, et al. The functional anatomy of the deep facial fat compartments: A detailed imagingbased investigation. Plast Reconstr Surg 2019;143:53–63.

ANATOMIA PALPEBRALE E CORREZIONE DI PTOSI

Una buona conoscenza dell’ anatomia della palpebra è importante per la correzione delle ptosi palpebrali, una delle patologie più frequenti in chirurgia orbito-palpebrale.

La chiusura della rima palpebrale risulta dall’azione di vari muscoli antagonisti: la porzione pre-tarsale del muscolo orbicolare, l’elevatore della palpebra, il muscolo di Muller e i retrattori della palpebra superiore.

Il muscolo elevatore determina un’escursione palpebrale di 12-15 mm.

Nelle ptosi congenite il muscolo elevatore é poco sviluppato e determina un’escursione minima, mentre nelle ptosi acquisite la causa più frequente é il rilassamento o la deiscenza dell’aponeurosi dell’elevatore a contrazione muscolare invariata

L’aponeurosi del muscolo elevatore si attacca attraverso bande fibrose alla plica palpebrale superiore, al bordo superiore del tarso e alla porzione pre-tarsale del muscolo orbicolare. Sul tarso, l’aponeurosi dell’elevatore é attaccata al tessuto connettivo posto al suo bordo superiore, vicino e sopra i follicoli ciliari.

Siccome il muscolo di Muller è attaccato direttamente al tarso mentre il muscolo elevatore attraverso bande fibrose che hanno un certo grado di elasticità, l’altezza della palpebra in condizioni normali viene controllata attraverso il sistema nervoso simpatico che innerva il muscolo di Muller.

Plicatura. Bisogna tenere presente che per dare risultati evidenti, bisogna plicare l’aponeurosi dell’elevatore di almeno 3 mm, oltre i quali ogni mm successivo determina l’innalzamento della palpebra di 1 mm .

Un eccesso di plicatura dell’aponeurosi ( sopra i 5 mm ) può causare un eccesso di congiuntiva e aponeurosi nel fornice superiore, per questo viene utilizzata solo nelle ptosi lievi.

Reinserzione. Le ptosi più gravi necessitano invece dell’incisione dell’ aponeurosi e la sua reinserzione al tarso, in grado di contrastare l’azione del muscolo di Muller, agendo direttamente nel sollevamento della palpebra superiore.

Carraway JH and Tran P. Blepharoplasty with ptosis repair. Aesthet Surg J 2009, 29 ( 1 ): 54-61.

BLEFAROPLASTICA E LIPOFILLING

Nel numero di dicembre 2020 della rivista Plastic and Reconstructive Surgery ho trovato due articoli che mi hanno dato occasione di analizzare la mia casistica e confermano le basi scientifiche di questa tecnica.

Il primo articolo é uno studio retrospettivo nel quale vengono analizzati i risultati di interventi di blefaroplastica eseguiti nell´arco di 20 anni correlandoli alle caratteristiche anatomiche della regione orbito-palpebrale.

Una palpebra superiore ideale dovrebbe avere uno spazio pre-tarsale privo di cute in eccesso e una distribuzione dei volumi tale da determinare una palpebra superiore piatta internamente e piena lateralmente, creando un´arco che si fonde perfettamente con la coda del sopracciglio. La radice del sopracciglio dovrebbe essere più bassa della coda del sopracciglio e viene determinata dalla forma del margine sovraorbitario.

Gli obiettivi di una blefaroplastica superiore sono:

– riportare il rapporto tra la distanza sopracciglio-plica palpebrale e plica palpebrale-bordo libero della palpebra a proporzioni ideali

– ricreare un arco palpebrale tondeggiante che si fonda armoniosamente con la regione peri-oculare


Il primo viene raggiunto con una rimozione di cute e muscolo orbicolare adeguata alle caratteristiche di partenza, il secondo con un lipofilling intramuscolare del margine sovraorbitario.

L´autore divide le pazienti in tre gruppi, a seconda della copertura dello spazio pre-tarsale ( area delle palpebre contenuta tra la plica palpebrale e il bordo libero della palpebra ) da parte della cute in eccesso.

Il tipo I I presenta una scomparsa completa dello spazio pre-tarsale, il tipo II una copertura parziale e il III presenta uno spazio pre-tarsale completamente visibile.

Le pazienti del Tipo III sono maggiormente a rischio di risultati insoddisfacenti con le tecniche convenzionali di blefaroplastica con escissione cutanea.

In questo sottogruppo di pazienti la rimozione di cute e muscolo orbicolare in eccesso va associata ad un lipofilling del margine sovraorbitario, alla trasposizione delle borse adipose della palpebra superiore o alla correzione di una ptosi palpebrale ( se presente ).

Il secondo articolo conferma l’efficacia della processazione meccanica nell’estrazione di cellule staminali dal tessuto adiposo. Il contenuto di adiponectina e di apolipoproteina, due proteine in grado di aumentare la plasticità e di regolare il metabolismo delle cellule staminali adipose è risultato invariato dopo filtrazione meccanica del grasso.

Questo dato scientifico è un’ulteriore supporto all’efficacia del Nanofatgrafting, che contiene per il 25% cellule adipose e per il 75% frazione vascolare stromale, comprendente cellule endoteliali, monociti, macrofagi, granulociti e linfociti. Questi, una volta infiltrati, sono in grado di aumentare la deposizione di nuove fibre collagene, promuovere la formazione di nuovi vasi e aumentare lo spessore del derma della cute trattata. Essendo un fenomeno biologico, i suoi effetti richiedono 12 mesi di tempo per essere clinicamente rilevabili.

BIBLIOGRAFIA

Alghoul MS, Bricker JT, Venkatesh V et al. Rethinking upper blepharoplasty: the impact of pretarsal show. Plast Reconstr Surg 2020, 146 ( 6 ) : 1239-1247 )

Prantl L, Eigenberger A, Klein S et al. Shear forces processing of lipoaspirates for stem cell enrichment dose not affect secretome of human cells detected by mass spectrometry in vitro. Plast reconstr Surg 2020, 146 (6 ): 749-758.

Tonnard P, Verpaele A and Carvas M. Fat grafting for facial rejuvenation with Nanofat grafts. Clin Plast Surg 2020, 47: 53-62