ANALISI BIOCHIMICA DEL NANOFATGRAFTING

Il trasferimento di tessuto adiposo ( Lipofilling) serve ad aumentare il volume dei tessuti ( Microfatgrafting ) e migliorare la qualità della pelle ( Nanofatgrafting).

Un articolo uscito su Plastic and Reconstructive Surgery di Novembre 2024 ha analizzato quali fattori biochimici determinano gli effetti di Micro e Nanofatgrafting sui tessuti trattati tramite analisi cromatografica e spettrometrica dei campioni.

Chiarisce quali sono i mediatori chimici degli effetti del Lipofilling sui tessuti e spiegano i risultati sulle pazienti che ho operato in questi anni e allego in questo articolo.


Da questo studio emerge che i profili lipidici di microfat e nanofatgrafting differiscono tra loro in maniera significativa

Derivano entrambi da cellule adipose prelevate con cannule da lipofilling, ma hanno contenuto ed effetti diversi in ragione del diverso trattamento meccanico.


MICROFATGRAFTING


E’ il prelievo diretto di tessuto adiposo con microcannule multiforo e consiste di adipociti intatti e microvasi.

Viene utilizzato per aumentare il volume dei tessuti trattati.


Contiene un’elevata concentrazione di Vitamine Liposolubili, in particolare Vitamina D, che supporta l’integrazione e la sopravvivenza degli adipociti trapiantati nel contesto dell’aumento di volume dei tessuti trattati.

NANOFATGRAFTING


Si ottiene dall’ emulsione e filtrazione meccanica del microfatgrafting, ricco in cellule staminali adipose, vari fattori di crescita ( VEGF, PDGF e FGF ) e segmenti di microvasi.

Si utilizza come rigenerativo tissutale e viene infiltrato per via intradermica.


Contiene alti livelli di Acido Cumarico, una sostanza in grado di ridurre lo stress ossidativo e con proprietà anti-infiammatorie. Ha proprietà anti-melanogeniche e creme a base di questa sostanza hanno dimostrato aumento della luminosità della pelle, tutti dati che spiegano i benefici del nanofatgrafting sulla pigmentazione cutanea.


ESITI DI RADIOTERAPIA AL SENO SINISTRO
CAMBIAMENTO DELLA PIGMENTAZIONE CUTANEA 12 MESI DOPO NANOFATGRAFTING

BLEFAROPLASTICA SUPERIORE E LIPOFILLING DELLA PALPEBRA INFERIORE
AUMENTO DELLA LUMINOSITÀ DELLA PELLE 12 MESI DOPO NANOFATGRAFTING

Un’altra sostanza contenuta nel Nanofat sono gli Eicosanoidi, lipidi con funzione ormono-simile che agiscono come vasodilatatori in grado di promuovere la vascolarizzazione dei tessuti trattati e aumentare la distribuzione dei fattori di crescita trapiantati. Questo spiega i benefici del Nanofat nel miglioramento della qualità delle cicatrici e dei tessuti.


CICATRICE DEL DORSO NASALE
RIMODELLAMENTO DELLA CICATRICE 12 MESI DOPO NANOFATGRAFTING

Grunherz L, Kollarik S, Sanchez-Macedo N et al. Lipidomic analysis of microfat and nanofat reveals different lipid mediator compositions. Plast and Reconstr Surg 2024, 154 ( 5): 895-905.

Ruolo del Nanofatgrafting

Cos’è il Nanofatgrafting ?

E’ un concentrato di cellule staminali adipose, fattori di crescita, cellule endoteliali e cellule mesenchimali ottenute dall’ emulsione e filtrazione del tessuto adiposo prelevato con micro cannule da lipofilling ( Microfat ).

Microcannule da prelievo e filtri

Il ruolo ‘ rigenerativo ‘ del Nanofatgrafting è noto da diversi anni. Nel 2013 Tonnard é stato uno dei primi a parlarne mettendo in evidenza come i passaggi di emulsione e filtrazione non danneggino la vitalità delle cellule staminali contenute nel tessuto adiposo.

Ma all’epoca il meccanismo biologico rimaneva ignoto.

Un articolo pubblicato sul numero di Agosto 2022 di Plastic and Reconstructive Surgery chiarisce le basi biologiche delle capacità di modellamento delle cicatrici e di rigenerazione tissutale del Nanofatgrafting.

Il Nanofatgrafting ha 2 effetti fondamentali:

Promuove la sopravvivenze delle cellule adipose contenute nel Microfat

Determina l’appiattimento di solchi e cicatrici

Questo studio conferma che l’emulsione da Macrofat a Nanofat induce dei cambiamenti nel profilo proteico del tessuto prelevato, concentrando le cellule staminali e attivando i fattori di crescita contenuti nel tessuto adiposo.

Gli effetti del Nanofatgrafting su ringiovanimento facciale, attenuazione del colorito bluastro delle palpebre inferiori, rimodellamento delle cicatrici e terapia della sclerodermia sono dovute alle sue proprietà anti-fibrotiche.

Ringiovanimento facciale

Queste sono legate all’ attivazione dell’AMPK ( sistema delle proteine chinasi AMP dipendenti ) e , originando dalla lisi di adipociti maturi, alla trasformazione di miofibroblasti in adipociti.

In altre parole in Nanofat è in grado di agire da ‘ booster rigenerativo ‘ in grado di moltiplicare le proprietà di biostimolazione naturalmente presenti nel tessuto adiposo.

Bibliografia

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LEGAMENTO ZIGOMATICO-CUTANEO

Fa parte dei legamenti del volto che dividono il volto nei suoi compartimenti adiposi, descritti per la prima volta da Furnas nel 1989 e sistematizzati da Rohrich e Pessa nel 2007.

Uno studio anatomico cinese pubblicato su Plastic and Reconstructive Surgery di febbraio 2022 ne chiarisce l’importanza in chirurgia dell’invecchiamento. 

Duang J, Cong L-Y, Luo CE et al. Clarifying the anatomy of the zygomatic cutaneous ligament: its application in midface rejuvenation. Plast and Reconstr Surg Feb 2022; 149 ( 2 ): 198-208

E’ una membrana relativamente impermeabile situata subito al di sotto del bordo inferiore del muscolo orbicolare dell’occhio che connette l’osso mascellare alla cute della regione antero-mediale del terzo medio del volto, dividendo la regione palpebrale da quella malare.

Le implicazioni di tecnica chirurgica sono:

Blefaroplastica.  Per evitare la persistenza del solco lacrimale la dissezione va proseguita verso la regione malare oltre il bordo inferiore del muscolo orbicolare dell’occhio. 

Lifting malare. I vasi linfatici corrono lungo il tetto dello spazio pre-zigomatico, cranialmente rispetto all’origine del muscolo grande zigomatico. Pertanto per evitare un linfedema post-operatorio della regione malare la dissezione deve avere come limitante laterale la parte tendinea del muscolo grande zigomatico.  

Questo conferma l’efficacia della blefaroplastica inferiore con apertura del setto palpebrale e fissazione delle borse alla regione malare nel trattamento dell’invecchiamento palpebrale. 

Duang J, Cong L-Y, Luo CE et al. Clarifying the anatomy of the zygomatic cutaneous ligament: its application in midface rejuvenation. Plast and Reconstr Surg Feb 2022; 149 ( 2 ): 198-208

SENO TUBEROSO

La mammella tuberosa è una malformazione minore del seno la cui definizione è stata coniata da Rees e Aston nel 1976. 

E’ caratterizzata da un’ipoplasia di uno o più quadranti del seno, associata ad un solco sotto-mammario più alto della norma e ad un’areola di dimensioni aumentate. 

Sviluppo della mammella tuberosa

La ghiandola mammaria è avvolta da una pseudocapsula, che la separa dal tessuto adiposo sottocutaneo e dallo strato superficiale della fascia superficialis. L’areola rappresenta l’unico punto in cui la fascia superficialis non è rappresentata per poter permettere ai dotti di sboccare nel capezzolo.

Nella mammella tuberosa la fascia superficialis aderisce fortemente al derma nella parte inferiore del seno, determinando due fenomeni: la formazione di un ‘ anello costrittore ‘ ( costricting ring ) al di sotto dell’areola e  l’erniazione della ghiandola mammaria attraverso il complesso areola capezzolo durante il suo sviluppo .

Classificazione e tecniche chirurgiche

Il seno tuberoso viene classificato in tre sottotipi.

TIPO I

Il quadrante infero-interno è poco rappresentato ( ipoplasico ) e ha una forma di S italica, mentre il quadrante infero-esterno è relativamente iperplasico ( di volume aumentato ). Il complesso areola-capezzolo punta inferiormente. 

Si corregge con una plastica mammaria a peduncolo superiore. Il difetto al quadrante infero-interno viene riempito con un lembo ghiandolare prelevato dal quadrante infero-esterno.  

TIPO II

I quadranti inferiori sono simmetricamente ipoplasici, il capezzolo punta inferiormente e la distanza areola-solco sottomammario è corta. 

Si corregge con una bipartizione posteriore della ghiandola ( Tecnica di Pucket ) e contemporaneo impianto di protesi mammaria se il volume del seno è insufficiente.

Oppure con una bipartizione anteriore ( Tecnica di Ribeiro ) e riempimento dei quadranti inferiori con lembi ghiandolari se il seno è di buon volume.  

TIPO III

Tutto il seno e ipoplasico e la base del seno è ristretta in tutte le direzioni. 

Il capezzolo punta inferiormente e la distanza areola-solco sottomammario è corta. 

Ci sono due alternative: il posizionamento di espansori mammari con accesso dal neo-solco sottomammario.

Oppure la tecnica di Pucket con protesi e contemporaneo abbassamento del solco inframammario.

In questi casi il contemporaneo utilizzo di lipofilling può integrare la protesi mammaria, migliorando la forma del seno e permettendo di utilizzare impianti a volume inferiore.

Conclusioni

Nel seno tuberoso non esiste quindi un deficit di cute ai quadranti inferiori, ma è la fascia superficialis che aderendo al tessuto adiposo sottocutaneo impedisce il normale sviluppo della ghiandola mammaria.

Finchè non viene aperto il ‘ costricting ring ‘ ai quadranti inferiori il seno rimarrà tuberoso, indipendentemente dalla tecnica di mastoplastica additiva utilizzata.

Bibliografia

Rees, TD and Aston S. The tuberous breast. Clin Plast Surg 1976, 3: 339.

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INVECCHIAMENTO FACCIALE

Uno studio pubblicato nel numero di Febbraio 2021 della rivista Plastic and Reconstructive Surgery sottolinea l’importanza  della perdita volumetrica del tessuto adiposo del volto nell’invecchiamento facciale. 

Gli autori hanno quantificato la riduzione di volume dei compartimenti adiposi del volto attraverso immagini TAC seriate eseguite lungo un periodo di 11 anni. 

PRINCIPI TEORICI 

Durante l’invecchiamento del volto avvengono modifiche a tre livelli:

Derma ( la struttura che sostiene e nutre la pelle ): avviene una disorganizzazione e assottigliamento determinato sia dalla riduzione della deposizione di fibre collagene che dai danni da raggi solari

Ossa del massiccio facciale: riduzione dell’altezza del volto, aumento della sua larghezza e retrusione mascellare che determinano una rotazione in senso orario del mascellare. Queste modifiche provocano la perdita della transizione graduale degli angoli del volto tipica dell’età giovanile. 

Atrofia dei compartimenti adiposi del volto: è una delle due determinanti dell’ aspetto del viso invecchiato, insieme agli effetti della forza di gravità 

RISULTATI DELLO STUDIO 

Si possono riassumere così:

– i compartimenti adiposi profondi vanno effettivamente incontro ad una riduzione del loro volume col passare degli anni, maggiore in quelli profondi che in quelli superficiali ( del 18,4% contro l’11,3%  ) 

–  questo determina una ‘ pseudoptosi ‘ particolarmente evidente nel terzo medio del volto dove è maggiormente concentrato il tessuto adiposo facciale: la proiezione degli zigomi si riduce, creando una discesa ( o ptosi ) dei compartimenti adiposi superficiali e un’aumento della profondità del solo naso-genieno.

Per questi motivi il lipofilling è in grado di contrastare gli effetti dell’invecchiamento facciale, ripristinando i volumi persi in particolare a carico dei compartimenti adiposi profondi.   

BIBLIOGRAFIA

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BLEFAROPLASTICA E LIPOFILLING

Nel numero di dicembre 2020 della rivista Plastic and Reconstructive Surgery ho trovato due articoli che mi hanno dato occasione di analizzare la mia casistica e confermano le basi scientifiche di questa tecnica.

Il primo articolo é uno studio retrospettivo nel quale vengono analizzati i risultati di interventi di blefaroplastica eseguiti nell´arco di 20 anni correlandoli alle caratteristiche anatomiche della regione orbito-palpebrale.

Una palpebra superiore ideale dovrebbe avere uno spazio pre-tarsale privo di cute in eccesso e una distribuzione dei volumi tale da determinare una palpebra superiore piatta internamente e piena lateralmente, creando un´arco che si fonde perfettamente con la coda del sopracciglio. La radice del sopracciglio dovrebbe essere più bassa della coda del sopracciglio e viene determinata dalla forma del margine sovraorbitario.

Gli obiettivi di una blefaroplastica superiore sono:

– riportare il rapporto tra la distanza sopracciglio-plica palpebrale e plica palpebrale-bordo libero della palpebra a proporzioni ideali

– ricreare un arco palpebrale tondeggiante che si fonda armoniosamente con la regione peri-oculare


Il primo viene raggiunto con una rimozione di cute e muscolo orbicolare adeguata alle caratteristiche di partenza, il secondo con un lipofilling intramuscolare del margine sovraorbitario.

L´autore divide le pazienti in tre gruppi, a seconda della copertura dello spazio pre-tarsale ( area delle palpebre contenuta tra la plica palpebrale e il bordo libero della palpebra ) da parte della cute in eccesso.

Il tipo I I presenta una scomparsa completa dello spazio pre-tarsale, il tipo II una copertura parziale e il III presenta uno spazio pre-tarsale completamente visibile.

Le pazienti del Tipo III sono maggiormente a rischio di risultati insoddisfacenti con le tecniche convenzionali di blefaroplastica con escissione cutanea.

In questo sottogruppo di pazienti la rimozione di cute e muscolo orbicolare in eccesso va associata ad un lipofilling del margine sovraorbitario, alla trasposizione delle borse adipose della palpebra superiore o alla correzione di una ptosi palpebrale ( se presente ).

Il secondo articolo conferma l’efficacia della processazione meccanica nell’estrazione di cellule staminali dal tessuto adiposo. Il contenuto di adiponectina e di apolipoproteina, due proteine in grado di aumentare la plasticità e di regolare il metabolismo delle cellule staminali adipose è risultato invariato dopo filtrazione meccanica del grasso.

Questo dato scientifico è un’ulteriore supporto all’efficacia del Nanofatgrafting, che contiene per il 25% cellule adipose e per il 75% frazione vascolare stromale, comprendente cellule endoteliali, monociti, macrofagi, granulociti e linfociti. Questi, una volta infiltrati, sono in grado di aumentare la deposizione di nuove fibre collagene, promuovere la formazione di nuovi vasi e aumentare lo spessore del derma della cute trattata. Essendo un fenomeno biologico, i suoi effetti richiedono 12 mesi di tempo per essere clinicamente rilevabili.

BIBLIOGRAFIA

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Effetti biologici del lipofilling

Il lipofilling é un trapianto di tessuto adiposo da una sede anatomica ad un’altra nello stesso organismo, con effetto sia di aumento volumetrico che di miglioramento di qualità della pelle trattata.  

 In che cosa consiste e quali indicazioni ha ? 

Viene prelevato del grasso dai depositi adiposi dell’organismo con cannule da lipoaspirazione e trasferito ad altri distretti corporei della stessa paziente.     

E’ stato il dr. Sidney  Coleman, pubblicando vari articoli nel corso degli anni ´90,  a standardizzare la tecnica di prelievo e reinfiltrazione del tessuto adiposo che, con alcune modifiche, viene praticata al giorno d’oggi.   

Fu il primo a dimostare che il grasso prelevato non solo è in grado di integrarsi nei tessuti riceventi persistendo nel tempo, ma anche di migliorare le qualità della pelle.   

Al giorno d’oggi l’efficacia del lipofilling è dimostrata nel trattamento del danno da invecchiamento del volto, nel danno da radioterapia, nella terapia della contrattura capsulare nelle protesi mammarie, nel riparo delle corde vocali danneggiate, nelle ulcere croniche, nella terapia della calvizie e nel trattamento dell’ artrosi in fase precoce. 

La qualità del risultato dipende dalla zona di prelievo del grasso ? 

Studi attuali dimostrano come la qualità del tessuto adiposo trapiantato sia indipendente dalla zona di prelievo ( addome, fianchi, regioni peri-trocanteriche, faccia interna delle ginocchia ).  

Che percentuale di tessuto adiposo trapiantato sopravvive ? 

Ci sono pubblicazioni che dimostrano come il prelievo di grasso effettuato con cannule smusse sia in grado di garantire un tasso di sopravvivenza di circa il 90% dei tessuti trapiantati. 

Durante un lipofilling non vengono trasferite solo cellule adipose mature, ma anche pre-adipociti e cellule staminali adipose. 

E’ ben documentato come non sia tanto l’adipocita maturo, costituzionalmente fragile a causa dell’elevata quantità di grasso presente al suo interno, quanto il pre-adipocita e la cellula staminale adiposa a contribuire all’efficacia del trasferimento di tessuto adiposo.

Le cellule staminali infatti sono meno suscettibili sia al danno meccanico provocato dal prelievo di tessuto adiposo, che all’ipossia relativa alla quale questi tessuti vengono sottoposti durante il trapianto.

Quali tessuti vengono trapiantati e che effetti biologici provocano nella zona ricevente ?   

Il tessuto adiposo, oltre a servire serve come deposito energetico, fornisce isolamento e protezione all’organismo, formando uno strato quasi continuo sotto la pelle, detto pannicolo adiposo sottocutaneo.  

Ogni tessuto è formato da una popolazione di cellule specializzate, con un ruolo specifico a seconda del sito e da una componente stromale, che ha un ruolo di supporto alla funzione delle prime.

Nel tessuto adiposo, le cellule specializzate sono gli adipociti, mentre la componente stromale ( costituita da pre-adipociti, cellule staminali adipose, fibroblasti, cellule immunitarie e cellule endoteliali ) serve come struttura di supporto. 

Adipociti. Oggi è riconosciuto che, più che un compartimento con un determinato numero di cellule che varia solo di dimensione e non di numero, il tessuto adiposo adulto va incontro ad una sostituzione del 10-20% delle sue cellule ogni anno. 

I precursori degli adipociti, o pre-adipociti, reagiscono ai mediatori chimici prodotti dagli adipociti senescenti differenziandosi in adipociti maturi. Questo insieme di segnali serve per mantenere la stabilità del compartimento, rimpiazzando le cellule adipose morte con nuove cellule ed evitando l’accumulo di cellule immature.     

Componente stromale. In risposta ad un insulto esterno, la componente stromale ha il ruolo di rimodellare la matrice extracellulare, stimolare l’angiogenesi, modulare la risposta immunitaria e stimolare il ricambio cellulare.   

Cosa determina il grasso trapiantato nei tessuti circostanti ?

Diversi studi hanno dimostrato un’interazione delle cellule trapiantate durante un lipofilling con i tessuti che le circondano: stimolano processi riparativi sia direttamente che attraverso la produzione di fattori di crescita in grado di stimolare l’angiogenesi, cioè la formazione di nuovi vasi. 

Altri studi evidenziano la plasticità dei pre-adipociti, capaci di trasformarsi in macrofagi, in grado sia di aumentare le risposte immunitarie che di eliminare le cellule danneggiate, favorendo il rimodellamento tissutale.  

L’osservazione clinica che il lipofilling sia in grado di migliorare la qualità della pelle è sostenuta da dati scientifici ?

In letteratura sono stati pubblicati al momento solo due studi sperimentali che provano i cambiamenti istologici in tessuti trattati con lipofilling.

Il primo osserva un’aumento dello spessore del derma, un’incremento della deposizione di fibre collagene e una neovascolarizzazione nei tessuti trattati su modello animale, il secondo conferma gli stessi cambiamenti istologici nell’essere umano. 

Cosa sono e che ruolo hanno le cellule staminali adipose ? 

Il termine ‘ cellula staminale ‘ sta ad indicare una cellula multipotente, in grado di trasformarsi in qualsiasi tessuto e prelevata da un organismo adulto, non da cordone ombelicale né dal midollo osseo.   

Il tessuto adiposo è diventato una delle sorgenti maggiormente utilizzate di cellule staminali a causa della sua abbondanza nell’organismo adulto e della facilità di accesso.  

La maggior parte delle cellule staminali contenute nell’ organismo umano sono associate e stoccate in prossimità dei capillari del microcircolo.

Il tessuto adiposo è quello che, avendo un microcircolo particolarmente sviluppato,  presenta la maggiore concentrazione di cellule staminali, con 5000 cellule per grammo di tessuto contro 100 -1000 per millimetro cubo di midollo osseo. Uno studio evidenzia come da 1 grammo di tessuto adiposo si possano isolare oltre 350.000 pre-adipociti.  

Le cellule staminali sono in grado di differenziarsi in qualsiasi tessuto presente nell’organismo umano: osso, cartilagine, muscolo scheletrico, muscolo cardiaco, vaso sanguigni, nervi e cute.  Questa proprietà è stata dimostrata sia in vitro che su modello animale. E’ stata dimostrata la formazione di un’ epidermide completamente differenziata da cellule staminali coltivate in vitro. 

Quali accorgimenti tecnici determinano la massima sopravvivenza degli adipociti trapiantati ?

Il diametro ideale della cannula da prelievo non è stato ancora standardizzato, perchè cannule di grosso diametro riducono il traumatismo del prelievo e aumentano la vitalità degli adipociti durante il trapianto, mentre cannule di piccolo diametro garantiscono una maggiore precisione dell’innesto, favorendone la rivascolarizzazione da parte della zona ricevente. 

L ´importante é utilizzare cannule da prelievo atraumatiche e reinnestare il tessuto adiposo in piccole quantità di grasso distribuendolo in maniera regolare ed evitando la formazione di boli. Le cellule trapiantate si devono trovare ad una distanza massima di 2 mm circa dai vasi che le nutriranno. Questa ampia superficie di contatto tra zona ricevente e tessuti trapiantati promuove una rivascolarizzazione efficiente del tessuto adiposo e quindi la sua sopravvivenza. 

Uno studio pubblicato nel 2018 su Plastic and Reconstructive Surgery, che paragona l’efficacia di cannule di vario diametro, arriva alla conclusione che siano i piccoli volumi iniettati con cannule di piccolo diametro ( 16-19 Gauges ) a dare i migliori risultati in termini di sopravvivenza del grasso trapiantato.  

Quale tecnica utilizzo di preferenza ?  

Nella descrizione utilizzerò la terminologia introdotta dal dr Tonnard in un articolo pubblicato nel 2013 su Plastic and Reconstructive Surgery, che mi convince per la praticità e la descrizione chiara della metodica:

  • Macrofat: prelievo di tessuto adiposo con cannule Sorensen e sua reinfiltrazione 
  • Microfat: prelievo con cannule da macrofat e reinfiltrazione dopo emulsione 
  • Nanofat: prelievo con cannule da macrofat e reinfiltrazione dopo emulsione e filtrazione 

Macro e microfat hanno la funzione di riempimento volumetrico, mentre il nanofatgrafting va considerato come un rigenerativo tissutale.

Nanofatgrafting. Pubblicazioni recenti mettono in luce come le cellule staminali adipose rimangano vitali dopo emulsione e filtrazione successiva al loro prelievo.  Uno dei vantaggi di questa procedura risiede nel fatto che l’intero campione, costituito da cellule adipose e componente stromale, contenente quindi pre-adipociti, cellule staminali e cellule mesenchimali di varia origine, sopravviva al trattamento e possa essere infiltrata con aghi sottili ( 25-30 Gauges ).   

L’infiltrazione intradermica di nanofat effettuata durante un lipofilling del viso determina uno stimolo alla riparazione dei tessuti aumentando la vascolarizzazione dei tessuti e promuovendo la rimozione di cellule e tessuti danneggiati dall’età o da cicatrici. 

Bibliografia

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Compartimenti adiposi del volto

Anatomia

Il concetto che il tessuto adiposo sottocutaneo del volto non sia una massa confluente ma divisa in compartimenti é stato pubblicato per la prima volta sulla rivista Plastic and Reconstructive Surgery nel 2007. Studi anatomici successivi hanno chiarito la distribuzione esatta del tessuto adiposo nel viso. 

Sono legamenti e setti fibrosi a dividere il tessuto adiposo del volto in compartimenti, ognuno con una differente vascolarizzazione, spessore e consistenza.

I legamenti del volto sono robusti attacchi fibrosi che originano dal periostio o dalla fascia parotido-masseterina e si dirigono perpendicolarmente alla cute inserendosi nel derma. Ancorano la cute e il sistema muscolo aponeurotico superficiale ( SMAS ) ai tessuti profondi. 

L’estensione superficiale di questi legamenti nel tessuto sottocutaneo sono i setti fibrosi che dividono questo spazio nei compartimenti adiposi superficiali.

Nella regione malare si trovano il legamento zigomatico che la delimita superiormente e il legamento masseterino che la divide verticalmente in due , intorno all’orbita c’è il legamento orbicolare che  circonda quasi completamente la regione orbito-palpebrale e il legamento mandibolare, che si trova in corrispondenza delle inserzioni ossee del muscolo platisma.

La divisione dei legamenti in setti che avviene nel tessuto adiposo sottocutaneo connette lo SMAS al derma e fa sì che ogni strato si possa muovere indipendentemente durante l’espressione facciale.  

I legamenti e i setti fibrosi creando delle zone di adesione dividono il tessuto adiposo sottocutaneo del volto in compartimenti superficiali e profondi.  

I compartimenti adiposi superficiali si trovano al di sopra dei muscoli mimici e non ricoprono l’area di confine tra regione malare, angolo infero-esterno dell’orbita e arco zigomatico. Sono separati da setti.   

I compartimenti adiposi profondi si trovano sotto lo SMAS, subito al di sopra del periostio dell’orbita e delle ossa mascellare e zigomatico, quindi profondamente rispetto ai muscoli mimici. Sono divisi tra loro da legamenti.

Effetti dell’invecchiamento 

In un volto giovane i compartimenti adiposi del volto sono separati da angoli smussi, mentre nel volto invecchiato questo passaggio diventa più brusco, sia a causa della perdita di volume del tessuto sottocutaneo ( atrofia ) che della sua discesa determinata dal cedimento delle strutture di sostegno.

Atrofia. Riguarda sia i compartimenti adiposi superficiali che profondi, ma in misura diversa. Mentre il grasso della regione malare va incontro ad un discreto riassorbimento, i compartimenti adiposi della regione naso-geniena e della guancia rimangono relativamente stabili in volume  

Discesa. La parte inferiore del compartimento nasolabiale, le guance e la parte laterale degli zigomi ( lateralmente al legamento masseterino ) tendono a scendere, mentre questo fenomeno non si osserva nella parte mediale degli zigomi e nella regione temporale, che rimangono in posizione. Il motivo di questo fenomeno è anatomico: il compartimento malare mediale ( o malar fat pad ) è delimitato da strutture con inserzioni ossee, quali il legamento orbicolare e il muscolo grande zigomatico o da setti poco mobili come nel compartimento temporale superficiale, delimitato dai due setti temporale inferiore e superiore. 

Analizzando le due regioni in cui sono più evidenti i segni dell’invecchiamento: 

Regione orbito -palpebrale.  Accentuazione del solco naso-giugale e la sua estensione laterale, il solco palpebro-malare. Questo dipende dal fatto che il setto orbitario riduce la sua tenuta con l’età facendo scendere il grasso orbitario che va ad appoggiarsi al setto e al sottostante legamento orbicolare. La formazione di questo rigonfiamento, combinata alla riduzione volumetrica della regione malare, accentuano la visibilità del legamento orbicolare alla giunzione orbito-zigomatica. In alcuni casi, la retrazione della palpebra inferiore é in grado di determinare il cosidetto ‘ scleral show ‘, cioè l’esposizione della congiuntiva, una forma minore di ectropion.   

Regione geniena ( guance ). Il rilasciamento del supporto fornito dal legamento masseterino determina una caduta del muscolo platisma e del sovrastante compartimento adiposo della guancia verso il collo che, espandendosi al di fuori del bordo mandibolare, ne oscura il profilo. L’ accentuazione del solco labio-mentale e cambiamento del profilo mandibolare dipendono dalla discesa del tessuto adiposo superficiale delle guance secondaria al cedimento del setto mandibolare. Il solco che si crea subito davanti alle guance corrisponde al legamento mandibolare. Un’altro fenomeno legato all’invecchiamento di questa regione è la caratteristica rientranza dell’estensione cutanea del legamento mandibolare.  

Effetti del riempimento  

Compartimenti adiposi superficiali.  L’ infiltrazione di sostanze volumizzanti nel compartimento malare mediale ( o malar fat pad ) e in quello temporale superficiale non determina la discesa di queste struttura ma ne aumenta solamente la proiezione. Invece sia il compartimento naso-labiale che i due compartimenti delle guance ( inferior e superior jowl ) e la regione zigomatica laterale ( middle cheek ), se aumentati di volume, tendono a scendere

Compartimenti adiposi profondi. Tutti questi compartimenti, essendo delimitati da muscoli e legamenti con inserzioni ossee, non tendono a discendere se infiltrati con sostanze volumizzanti, ma aumentano solamente la loro proiezione.   

Il lipofilling é in grado di contrastare gli effetti dell´invecchiamento sui compartimenti adiposi del volto       

Bibliografia

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Invecchiamento cutaneo

La maggior parte dei danni legati all’invecchiamento della cute del volto sono legati a fattori esterni ( invecchiamento estrinseco ) come i raggi ultravioletti e il fumo, mentre una piccola parte è determinata da fattori genetici ( invecchiamento intrinseco ).

E’ nel derma, lo strato intermedio dei tre dai quali é composta la cute ( epidermide, derma e tessuto sottocutaneo ), il comparto in cui sono maggiormente evidenti i danni dell’invecchiamento. Il derma é costituito da fibroblasti immersi in una matrice extracellulare che, insieme alla giunzione dermo- epidermica, conferisce alla cute le sue proprietà di resilienza ed elasticità.

La matrice extracellulare é costituita per l’80-85 % da collagene di tipo I , per il 10-15 % da collagene di tipo III e la parte residua da elastina, proteoglicani e fibronectina, mentre la giunzione dermo-epidermica é formata da collagene di tipo VII.

Durante l’invecchiamento si assiste ad una riduzione del contenuto di collagene di tipo VII alla giunzione dermo-epidermica, in seguito sia alla riduzione della sua sintesi che all’aumento della sua digestione da parte di enzimi proteolitici come le metalloproteinasi e le collagenasi.

Invecchiamento intrinseco. La riduzione della sintesi di collagene da parte dei fibroblasti è determinato dall’invecchiamento fisiologico ( o intrinseco ); studi di biologia molecolare hanno messo in luce una riduzione sia della concentrazione dei recettori di EGF ( Epidermal Growth Factor, fattore di crescita dell’epidermide ) che della velocità di trasmissione del segnale all’interno della cellula con l’aumentare dell’età.

Invecchiamento estrinseco. Ma sono i raggi ultravioletti a giocare un ruolo maggiore nell’invecchiamento della cute, attivando gli enzimi proteolitici responsabili della digestione di fibre di collagene ed elastina. Una singola esposizione al sole aumenta il livello di metalloproteinasi presenti nell’epidermide e nel derma, i cui livelli vengono tenuti alti da un’esposizione cronica.

Studi istologici del fondo di rughe della fronte hanno dimostrato un assottigliamento dell’epidermide associato a elastosi del derma, con riduzione del contenuto di tropoelastina e di collagene tipo VII rispetto alla cute circostante sede di fotoinvecchiamento. La grande quantità di materiale elastotico circostante aumenta la profondità della ruga.

I cambiamenti istologici osservati nella cute sottoposta a fotoinvecchiamento, associata alle ripetute contrazioni della muscolatura mimica facciale sono i maggiori responsabili dello sviluppo delle rughe del volto.

Il lipofilling é in grado di contrastare gli effetti dell´ invecchiamento della cute del viso.

Bibliografia

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Lipofilling e cellule staminali adipose

Nel numero di novembre 2019 di Plastic and Reconstructive Surgery ho trovato un articolo molto interessante che conferma l’efficacia del Nanofatgrafting.

Il tessuto adiposo é costituito da cellule specializzate, gli adipociti, e da una componente stromale.

La componente stromale é costituita da vari tipi di cellule ( fibroblasti, cellule endoteliali, macrofagi e cellule staminali adipose ) che si attivano nei processi di riparazione dei tessuti.

Sono in grado di stimolare il ricambio cellulare, stimolano la creazione di nuovi vasi e il rimodellamento della matrice extracellulare.

Queste proprietà conferiscono alla componente stromale un ruolo centrale nella rigenerazione dei tessuti.

Da analisi citometriche effettuate su tessuto adiposo prelevato con microcannule, emulsionato e filtrato a produrre Nanofat é risultato come il 70% sia costituito da cellule vitali della componente stromale.

Una volta trasferite, le cellule della componente stromale sono in grado di stimolare attivamente la rigenerazione dei tessuti nelle quali vengono infiltrate.

Questo studio conferma il ruolo centrale del lipofilling con estrazione di nanofatgrafting nel contrastare gli effetti dell’invecchiamento facciale.